Ho chiesto a ChatGPT “Cosa posso fare in 40 secondi?“. Mi ha risposto che in quel lasso di tempo si possono fare diverse cose: un respiro profondo, un breve articolo di giornale, si può scrivere qualche riga su un’agenda, fare qualche ripetizione di push-up o rimanere fermi in plank. In 40 secondi si può anche meditare, seppur brevemente.

40 secondi possono essere pochi o tanti, a seconda della percezione che abbiamo del tempo, ma vanno via come un soffio se si pensa che è bastato così poco per ammazzare una persona. La chiamano commotio cordis ed è un arresto cardiaco improvviso – e piuttosto raro – causato da un trauma contusivo al torace. Se il colpo è abbastanza forte, può scatenare una contrazione delle camere ventricolari del cuore – e se non trattata tempestivamente può essere fatale.

Lo è stata, fatale, per Willy Monteiro Duarte, che credeva di trascorrere un sabato sera qualsiasi, in compagnia dei suoi amici di sempre e si è ritrovato ucciso per aver provato a mediare, a fare da paciere, a placare gli animi in una rissa avvenuta – come sempre – per futili motivi. Questi dannati futili motivi che così tanto spesso sono capaci di ucciderti e ti levano il sonno e ti alimentano la rabbia e ti lasciano inerme, in un angolo, a chiederti perché. E a non avere risposta.

Nel film di Vincenzo Alfieri, 40 secondi, tratto dall’omonimo libro di Federica Angeli, il racconto di quella notte è affidato a tutti i protagonisti, che uno alla volta provano a raccontare l’accaduto dal proprio punto di vista. Ci sono tante storie da raccontare, quella notte, ma tutto confluisce nell’unico tragico epilogo. Tutti sembrano essere stati testimoni inermi di una morte infame e improvvisa. Nessuno ha mai messo in dubbio la colpevolezza di un gruppo di giovani ragazzi fagocitati e vomitati dalla noia della provincia, che a volte porta a vedere nella violenza, nella criminalità e nella prepotenza una via di fuga, ma a volte – ed è il caso di Willy Monteiro – porta a costruirsi un futuro migliore. Senza sapere, però, che quel futuro non potrà mai avverarsi.

Non è facile commentare un film come questo (non si è potuto fare in passato neanche per opere come Diaz). Il dolore e la rabbia sono così forti che l’emozione è inevitabile, che il desiderio di vendetta deve rimanere soffocato – eppure c’è, esiste, è ingombrante e fastidioso e fa male, un male difficile da spiegare a voce. E infatti non si fa.

Tenetevela stretta, però, quella rabbia. Perché è con la rabbia che si chiede giustizia. Perché la rabbia fa cambiare le cose. Ma perché qualcosa cambi, purtroppo, ci vogliono più di 40 secondi.

In concorso nella sezione Progressive Cinema della Festa del Cinema di Roma, 40 Secondi di Vincenzo Alfieri arriverà al cinema il 19 Novembre 2025.

40 secondi (2025, di Vincenzo Alfieri)
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